Come leggere le note critiche

Le note critiche da me redatte, rappresentano una veloce lettura dei quattro filoni di ricerca frutto della mia ormai trentennale opera artistica. Paesaggi, Martirii dei santi, Astrazione e concretezza, Tracimazioni : quattro ricerche diverse per stile e contenuto che potete leggere brevemente per avere una visione completa ed esaustiva.

Ezio Fantin

paesaggio antiavanguardista

Molte verità si sono perdute a causa del troppo intellettualismo di talune avanguardie: osservando le mie opere troverete quindi che l’orologio della storia dell’arte gira al contrario, i paesaggi, così come li ho pensati, debbono essere immediatamente fruibili: non è necessario che l’osservatore capisca tutto il mondo con le filosofie o le provocazioni intellettuali più astruse, mi basta potergli far cogliere un particolare.

Per farlo prendo il dato naturale e lo rappresento sulla tela “tagliato” in una particolare inquadratura prospettica; Il frammento semplificato dello spazio così si apre dialetticamente alla concretezza dell’azione: forma e colore rappresentano l’azione energica del pittore.

Ribaltando l’ideale della pittura en plein air sposo la convinzione che posso benissimo dipingere nel mio studio con le finestre chiuse. Anche così, rimanendo fermo in un ambiente asettico, con un frammento, un particolare, vedo tutto.

Medito, mi soffermo. Ripeto: io non devo vedere il mondo, mi basta prendere idealmente un binocolo per estrapolare un particolare e vederlo meglio, per vederlo dentro.
Rivedere il già visto è la sfida per creare il nuovo.
Nel già visto percorro e ripercorro gli ambienti quotidianamente frequentati per capire e carpire: le cose non sono come appaiono ma sono la somma di percezioni diluite nel tempo.
Così non dimentico nulla nei miei paesaggi: lo stesso ambiente abitato, frequentato, vissuto, fa parte di me ma non lo devo ritrovare automaticamente. Lo raggiungo a fatica, non deve sfuggirmi, allontanarsi.
Non deve cadere nell’oblio.
L’azione energica del pennello provoca iI colori che si accendono: quella particolare porzione dell’universo si ricompone a posteriori e proprio i colori sono il collante della narrazione perché il dato ritorni all’occhio prima che nella mente che, viziata dagli schemi, può inficiare la visione, archiviandola nel già visto.

e.f.
 

I martýri dei santi

Posso dire che martìri dei santi hanno un’importanza particolare dato che mi hanno permesso di raggiungere un pubblico vasto.
Il primo pensiero che desta la pittura dei martìri è quello della libertà, libertà non nel senso civile che, beninteso, è sempre presente, ma nel senso più assoluto e cioè filosofico poiché ogni quadro è un evento, un inizio, una continua origine di forme e colori e di situazioni rappresentate.
Ciò che mi prefiggevo non era tanto il dileggio verso l’arte sacra bensì uno svagato e ironico omaggio a quella mole enorme di immagini (soprattutto gli affreschi che una volta erano definiti la “bibbia pauperum”) con le quali la chiesa ammoniva, istruiva, comunicava ai fedeli i contenuti della fede.
L’ispirazione partiva per una serie di riletture laiche, che, di fatto, toglievano drammaticità all’evento ed aprivano ai motti di spirito: troviamo così Santa Giustina da Padova è si esibisce in corsetto rosso, san Lorenzo è un bel busto di legno, santa Caterina d’Alessandria sembra un’attrice teatrale, san Sebastiano addirittura non compare neppure nella scena perché tagliato fuori.
Di fatto è attualissima l’idea di presentare immagini dal contenuto “spostato” (ironico) tanto da porre chi fruisce nella condizione di interrogarsi (e magari con l’occasione istruirsi) sul contenuto ed il significato delle immagini: da Bibbia dei poveri di ieri ad una bibbia per gli ignoranti (nel senso etimologico) di oggi.

I martìri dei santi non sono episodi negativi (la vittima non soffre, i carnefici non infieriscono) e sulla materia triste insiste un tentativo d’innalzamento concettuale estetico.
(ricreare bellezza e altro significato) che parrebbe partire da sottigliezze intellettuali ma che apre alla fine al sorriso.
Il contenuto espresso nei martìri ci comunica che l’arte contemporanea non è necessariamente, come per decenni ci hanno educato, nuova a tutti i costi, concettuale, minimalista, povera, brutta ed incomprensibile per i più(esclusi gli eletti): l’arte deve essere ricca di pittura, colma di contenuti, buona nelle forme ma sopratutto democratica perché fruita dai molti.

ef

 


 

esondazioni petiche

Allagamenti, tracimazioni, esondazioni in città deserte intendono narrare un mondo puro, diverso, possibile e pur fantastico, dove il distacco dalla realtà diventa polemico.
Le chiamiamo città, ma sono solo radi edifici di reminescenze palladiane immersi in bacini d’acqua che paiono dei fonti battesimali.
La saldezza dell’idea spaziale alla base di queste pitture coincide con la labilità sintattica di un’assonometria approssimativa (ma paradossalmente puntigliosa nei particolari), che in definitiva è antiprospettica.
Queste opere sono anfibie: raccontano di una vita propria (nella creazione di spazi irreali) ma nel contempo sono luoghi dell’anima, sospesi a metà tra il ricordo di immagini già viste, sognate o più semplicemente immaginate.
 

Le “esondazioni”, “allagamenti” o “tracimazioni” si concedono a colori squillanti, ad una tecnica compunta, perfetta; ma la perfezione tecnica non è tecnicismo, bensì strumento dello stile, infatti solo attraverso un compiuto stile la visione resta candida e lo stupore dello spaesamento nella visione di mondi altri, crea il divertimento.
 

E’ il miracolo delle città sorgenti, ordinate in modo maniacale, straordinariamente vive dove manca l’artefice di tutto: l’uomo.
Il distacco dalla realtà si diceva è polemico, nella intenzionale assenza antropica si parla di un’epoca di incertezza, dove il godimento dura un attimo e dove, sotto sotto, si respira un animo addolorato, silente e distaccato tipico di chi non vuol farsi coinvolgere dalla fatuità della società contemporanea: così la direzione dei significati va sempre oltre l’apparenza immediata, rifiutando sia la logica dei gruppi (intesi come tendenze) che delle mode.

ef
 

astrazione e concretezza

 La mia opera pittorica alterna i momenti figurativi ad altri dove il distacco dalla realtà si fa più lirico e la scelta di generare un linguaggio astratto assume una via di fuga liberatoria e catarchica: la bellezza scritta nelle cose diventa così anche bellezza e pace dell’anima.

Se parlo dunque della produzione astratta lo faccio con un senso di imbarazzante spaesamento data la perentoria affermazione che a più riprese ripeto con intento manifesto:
 

E’ inutile voler a tutti i costi cucire un vestito critico importante (cui tutti gli artisti agognano come un qualcosa da esibire)
Il mio agire rappresenta un minimo di impegno ideologico, è solo puro formalismo e basta.

Se mi chiedono il senso dei miei quadri astratti, delle linee rosse e dei rettangoli all’insù o all’ingiù rispondo che non c’è nulla da spiegare se non il raggiungimento, attraverso le pennellate, il colore, i rapporti di tono, l’euritmia delle forme del puro godimento estetico.
Io cerco delle verità semplici, elementari che possono sembrare banali. Non mi interessa iniziare i soliti interminabili discorsi, che, per quanto interessanti, si cerca di costringere in abiti troppo stretti, oberati da troppi pretestuosi significati .
Così facendo, e senza dare per questo a nessuno dello stupido, lascio spazio all’interpretazione del fruitore che può vivere di sue emozioni, creando possibili interpretazioni filologiche. Chiunque osserva con interesse i miei quadri può ricostruire una storia un racconto, provare a dire qualcosa di nuovo.
Niente complicazioni, niente alchemiche elucubrazioni per tentare di spiegare l’impossibile, compito dell’artista è di essere umile e restare con i piedi ben piantati per terra.
Sempre per rimanere nella linea rinunciataria aggiungo che la mia opera astratta vuol essere né d’avanguardia né di manifesto.
Il percorso che traccio è variegato da innumerevoli sperimentazioni che alludono alla mia instabilità interiore sempre protesa alla ricerca; quando la tensione potrebbe adombrare la strada delle vie dell’anima, ecco improvviso aprirsi un’uscita che porta ad emergere serenamente in superficie per impressionarsi di elementi naturalistici.

ef